Ignazio Marino su Exit – Dossier sul fine vita

Il fumetto Exit, edito da Becco Giallo con sceneggiatura di Gloria Bardi e illustrazioni di Luca Albanese, affronta un tema fondamentale per la vita di ognuno di noi, dal momento che può davvero, improvvisamente, diventare centrale nella nostra esistenza o in quella di un nostro caro. Si tratta del fine vita nell’era della tecnologia della sopravvivenza, con tutti i dilemmi, le responsabilità politiche e gli scontri ideologici che essa configura. Si tratta di un tema che occorre sottrarre ai duelli mediatici e riposizionare sui fatti e sulla loro sequenza storica e la cui divulgazione non solo è interessante ma necessaria e urgente.

Plaudo quindi a ogni strumento che riesca a fare ciò in modo chiaro, intellettualmente onesto, semplice ma non approssimativo. Exit lascia sorpreso anche il lettore più informato per la fedeltà alla storia della medicina che vi si evidenzia e che presuppone, oltre a un profondo interesse e una profonda passione, un grande lavoro di ricerca, riportando vicende ignote ai più, perfino tra gli addetti ai lavori. Mi riferisco in particolare alla vicenda dell’epidemia di  poliomielite, che apre il racconto perché, con l’introduzione del respiratore artificiale, aprì negli anni Cinquanta il capitolo della terapia intensiva. Io stesso ho descritto questo fondamentale passaggio nel 2009 nel saggio “Nelle tue mani” (Einaudi).

Exit mi ha colpito per l’accuratezza della ricostruzione, cui si aggiungono precisione di linguaggio e accuratezza delle immagini. Proprio per questo mi sento di suggerire agli Autori una precisazione: con Barnard non è iniziata l’era dei trapianti, come afferma un personaggio della graphic novel, ma l’era dei trapianti di cuore, essendo già stati eseguiti, come in altro passaggio dello stesso fumetto peraltro si ricorda, quelli di rene e di fegato. Anche dal punto di vista concettuale, credo che il libro potrebbe essere una valida lettura perfino per medici e infermieri, data la lucidità con cui vi si definiscono temi importanti, come ad esempio quello di morte cerebrale. Sono convinto che la confusione che spesso ancora caratterizza il dibattito in materia di fine vita, rischi di ripercuotersi sulle scelte (o sulle scelte mancate) di tanti pazienti e di tanti loro familiari.


Ignazio R. Marino
Professore di Chirurgia, Thomas Jefferson University, Philadelphia, USA


Exit. Dossier sul fine-vita
di Gloria Bardi e Luca Albanese
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