Quest’anno non mi sono vestito da Babbo Natale

Quest’anno non mi sono vestito da Babbo Natale. 
È capitato per un paio d’anni di seguito: mia sorella che chiede in che giorno torno a casa per le feste, e se per caso può incastrarmi con una barba finta e delle braghe rosse per andare a portare dei pensierini alle bambine e ai bambini della scuola elementare dove vanno pure le nostre nipotine.
Quando me lo chiede è sempre un po’ un casino, perché gli ultimi giorni prima di partire sono deliranti e scendere da nord, anche solo un giorno prima, diventa un problema logistico non indifferente.
Mettici poi che la gente ti chiede “come mai scendi così presto, quest’anno?” e che tu gli devi dire “eh, vado a fare Babbo Natale.”
Le reazioni si alternano tra lo stupito, l’intenerito e il “provo imbarazzo per te”.
Però, che vi devo dire. Il legame con casa mia è forte e sono via per gran parte dell’anno. 
Ho queste due nipoti adorabili che diventano grandi senza di me, e ho una gran paura che un giorno mi dicano “zio, ma tu non c’eri mai!”
E allora quando posso lavoro per creare qualche ricordo forte, per poter rispondere loro cose come: “Zio però ha fatto Babbo Natale, digli niente!”
Risposta pronta, non male.
“Non ti serviva nemmeno il pancione finto” risponderà la più piccola, che è una che non le manda mica a dire.

E insomma, quest’anno gli impegni sono stati più del previsto e non ce l’ho fatta.
Ma d’altra parte sono 12 anni che sono via da casa e di cose me ne sono perse un po’.
Ed è da 12 anni che, verso la seconda metà di Dicembre, intraprendo la traversata ferroviaria che da Padova porta ad Ascoli Piceno.
La percorro pregustando già il camino, i pranzi abbondanti in famiglia, i soldi persi a carte, i film natalizi in TV.
Il tempo per pensarci, poi, è parecchio, visto che il viaggio lo faccio spesso in regionale.
Lo faccio un po’ per risparmiare, un po’ perché mi è sempre piaciuto il non-tempo passato nel vagone, un po’ perché è bello scendere in stazione e, in attesa della coincidenza, comprare la settimana enigmistica o sgranocchiare qualche coccola calorica.

Poi la verità è che in regionale si legge da dio.

La tratta di mezzo, la Bologna-Ancona, dura sulle 3 ore, e questo ti permette di entrarci dentro, alle storie, come accade in poche altre situazioni.
Se la gioca forse con il lettino della spiaggia.
Inevitabilmente le cose che leggo durante il viaggio rimangono, nella mia mente, letture natalizie. Anche se, nella storia, di natalizio hanno poco.
Il primo esempio che mi viene in mente è quando lessi per intero Blankets di Craig Thompson nella vecchia edizione Coconino Press.
Un grande classico del fumetto che parla di rapporto con la famiglia, di adolescenza vissuta in campagna, di primi amori, di fughe, di litigi e riconciliazioni.
Figurarsi, mi sarei immedesimato comunque moltissimo, ma leggerlo durante il ritorno a casa è stato quasi metafisico.
Mi è rimasto stampato in testa ma, soprattutto, è rimasto lì, in Ascoli (non mi sono messo in zaino un mattone di 600 pagine anche al ritorno) e quindi lo rileggo quando sono là.
E vi giuro, se potessi vi farei venire nella mia cameretta – con ancora i poster delle band e dei fumetti appesi all’armadio – a leggere Blankets. 
Perché non mi viene in mente posto migliore per entrare nella pelle di un adolescente tormentato che vuole far fumetti!

Tra le letture fatte in treno mi viene poi in mente Piove per esigenza di trama, il primo libro della saga di Commissario Elfo, scritto dal buon Nicolò Targhetta.
È un romanzo, stavolta.
È la storia assurda di un Elfo, di quelli bellissimi da fantasy classico, che si rompe le palle di vivere sempre la stessa avventura.
In qualche maniera riesce a scappare dal proprio libro e a finire in un mondo verosimile, popolato da persone reali e personaggi della letteratura.
Da lì fa di tutto per essere palloso, per fare in modo che la trama non lo raggiunga, per far sì che nessuno lo racconti di nuovo contro la sua volontà.
Una roba assurda, insomma. Divertente, cinica, critica, emozionante, scritta in un modo che lo finisci e manco te ne accorgi.
Io lo finii all’altezza di Porto Sant’Elpidio, quell’anno lì, e durante le vacanze di Natale lo consigliai a chiunque.

È capitato anche che quei libri lì, quelli da viaggio, diventassero dei regali dell’ultimo momento.

Ricordo l’anno in cui finii Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith.
Lo avevo preso qualche mese prima in una bancarella dell’usato, lo ammetto, un po’ a caso.
Ho scoperto dopo che si trattava di uno dei grandi romanzi americani del ’900, uno dei tanti libri di cui si è parlato moltissimo quando è uscito (addirittura c’è una versione cinematografica di pochi anni dopo che valse l’Oscar a James Dunn) e poi si è un po’ perso nei decenni.
Niente, mentre leggevo di questa ragazza povera ma determinata, appassionatissima di lettura, la prima a studiare della sua famiglia, io la vedevo sempre con la faccia di mia madre!
Le avevo già preso un’altra cosa per Natale, a mia madre, ma quando ho finito l’ultima pagina (direi verso Porto d’Ascoli, stavolta) ho deciso che avrei incartato quella stessa copia, perché leggerla nelle settimane precedenti era stato un po’ come stare con lei anche mentre ero lontano.
Francamente non so se le è piaciuto. Mia mamma non le dice, queste cose, e io ho troppa paura di chiedere.

Anche perché, mica è facile regalare i libri ai parenti. 

Io ci provo, ma è una roulette russa.
Da quando lavoro nei fumetti e nell’editoria, però, mi pare una cosa importante.
Mi serve un po’ a mostrare alla mia famiglia il mondo in cui vivo, l’aria che respiro e, perché no, le cose belle che fanno le case editrici con cui mi capita di collaborare.

Ricordo quando ho regalato a mio padre Fun di Paolo Bacilieri – un graphic novel incredibile che racconta la storia del cruciverba – per omaggiare la sua passione smodata per la settimana enigmistica. 

Lì, credo di averci preso.

Mia sorella Francesca, poi, mi ha reso la vita facile quando mi ha rivelato di essere una fan di Nicolò Targhetta (già citato in questo articolo) per cui ogni anno le regalo una cosa sua.
Quest’anno le regalo Sequel, il secondo volume di Commissario Elfo, appena uscito. 
Ma non diteglielo per favore.

Il colpo di scena più interessante è stato un regalo fatto anni fa a mia nonna Rosa, detta Rosina.

Nonostante avesse superato i 90 e abbia fatto solo la quinta elementare, aveva da qualche tempo cominciato a leggere qualsiasi cosa le capitasse in mano, dagli Harmony ai Promessi Sposi.
A un certo punto è capitato che leggesse anche dei fumetti miei e che le piacessero.
E allora pensai di regalarle qualcosa in cui potesse rivedersi, tentando con Luigi Meneghello, apprendista italiano: stupefacente opera prima di Eliana Albertini che racconta la vita dello scrittore, intellettuale, insegnante e partigiano vicentino.
A nonna Rosa è piaciuto, aggiungendo come unica nota negativa un perentorio “però non è tuo.”

Grazie nonna, fan numero uno.

Un po’ alla volta sto provando anche con le nipotine, infilando qui e là un fumetto anche per loro.
Qualche anno fa ho beccato un colpo buono con Crescere che palle! di Sarah Andersen, che è rimasto a lungo sul mobile del gabinetto ad allietare felicemente la permanenza delle bimbe nella stanza della casa dove, a mio parere, ogni buon fumetto dovrebbe aspirare ad essere maneggiato.

Alla più grande quest’anno regalerò Sorelle di Raina Telgemeier, una delle più famose autrici di fumetti per ragazzə.
Chissà, magari inizieranno davvero a leggere tanti fumetti e tra qualche anno potrò regalare loro anche qualche libro BeccoGiallo, di quelli che hanno insegnato tante cose a me.

Magari poi gli presterò i grandi classici dai miei scaffali, e sarà forse una passione che condivideremo, una cosa che le farà pensare a me. 
Magari invece no, e andrà bene lo stesso.

Io, nel dubbio, Babbo Natale ogni tanto l’ho fatto.


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Giacomo Taddeo Traini
Giacomo Taddeo Traini è un fumettista e illustratore nato ad Ascoli Piceno nel 1995. Dal 2013 vive a Padova, dove si è diplomato alla Scuola Internazionale di Comics. Cura per Radio Sherwood la rassegna di fumetto indipendente G.A.S.P.! e collabora con BeccoGiallo come autore e responsabile laboratori. Ha un progetto musicale solista che si chiama Degrettica e ha all’attivo diverse autoproduzioni che non smette mai di stampare.
Per tutto il resto: giornalettiweb.blogspot.com.

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Immagine di copertina: Giacomo Taddeo Traini

BeccoGiallo