My sympathies are all with the kids down there

Spider-Man contro i razzisti, with Love

Ci sono storie che sembrano scritte apposta per BeccoGiallo, quando succede che il fumetto smette di stare sulla pagina e finisce in cronaca. Sabato 22 agosto, davanti al municipio di Minneapolis, un uomo vestito da Spider-Man salta sul cofano di un pickup e si avventa su Jake Lang, che è sul cassone con un grosso cartello in mano – è una foto vera che sembra la splash page di un albo Marvel.

Lang, attivista dell’estrema destra americana già coinvolto nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, organizza la manifestazione a sostegno di Shiloh Hendrix, donna del Minnesota diventata un caso nazionale dopo essere stata ripresa mentre insulta con la N-word un bambino nero di otto anni in un parco di Rochester.

Il video della scena fa il giro della rete, Hendrix raccoglie centinaia di migliaia di dollari attraverso una campagna di crowdfunding sostenuta da ambienti dell’estrema destra e a luglio viene riconosciuta colpevole di disorderly conduct. Lang annuncia la manifestazione battezzandola “Crusader Freedom of Speech Rally”.
Lang non è nuovo a questo genere di provocazioni a Minneapolis: a gennaio organizza una manifestazione anti-islam davanti al municipio dopo l’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’ICE e nei mesi successivi continua a usare la città come teatro per le proprie iniziative, spesso costretto a darsela a gambe per le numerose contestazioni.

Per il suo ruolo nel 6 gennaio resta in carcere per circa quattro anni in attesa del processo, fino al provvedimento con cui Donald Trump, nel gennaio 2025, concede il perdono ai condannati e ordina la chiusura dei procedimenti ancora pendenti relativi all’assalto al Campidoglio.
Questa volta a Minneapolis la situazione degenera quando due veicoli arrivati con Lang e altri sei manifestanti imboccano il marciapiede dirigendosi verso la folla dei contro-manifestanti. La polizia arresta undici persone, compreso Lang e l’uomo vestito da Spider-Man, che si chiama William Nicholas Love e ha 33 anni.

Nel video, che si è immediatamente trasformato in un meme popolarissimo, si vede Love salire sul pickup e colpire Lang più volte, mentre intorno al mezzo la situazione continua a degenerare. Il martedì successivo la procura della contea di Hennepin stabilisce di non presentare accuse penali per l’episodio di Minneapolis contro Lang e gli altri occupanti dei veicoli, spiegando che, dopo aver esaminato le comunicazioni e il coordinamento fra la polizia e la security di Lang, non ci sono gli elementi necessari per sostenere un’accusa oltre ogni ragionevole dubbio. La procuratrice Mary Moriarty definisce comunque “despicable and disgusting” il comportamento di Lang e precisa che la decisione riguarda il procedimento penale e non equivale a una giustificazione di quanto accaduto, mentre Love, invece, viene accusato di aggressione di quinto grado dall’ufficio del procuratore della città di Minneapolis.

Il risultato è questo: Jake Lang arrestato ma non accusato per quello che succede davanti al municipio, l’uomo vestito da Spider-Man sì. Guardando il video sembra che il copione sia preso di petto dai fumetti: con la polizia, del resto, Peter Parker non ha mai avuto un rapporto particolarmente felice. Fin dalle prime storie il direttore del Daily Bugle J. Jonah Jameson sostiene che l’Uomo Ragno sia una minaccia, viene descritto come un vigilante pericoloso e la polizia spesso lo insegue proprio mentre sta cercando di fermare qualcuno. È una delle condizioni permanenti del personaggio: Spider-Man agisce fuori dalle istituzioni e le istituzioni non sono necessariamente contente che lo faccia. A Minneapolis, per una volta, un uomo con il costume si è ritrovato esattamente nella situazione in cui Peter Parker si trova da decenni, con la differenza che stavolta il costume è vero, il pickup è vero e l’accusa di aggressione pure.

Da qui mi è venuta voglia di andare a scartabellare quante volte, nei fumetti, Spider-Man si sia trovato davanti razzisti, suprematisti, neonazisti o personaggi che costruiscono il proprio discorso politico sull’idea che qualcun altro valga meno di loro.


Nel luglio del 1966 esce The Amazing Spider-Man #38, “Just a Guy Named Joe”, l’ultimo numero della serie disegnato da Steve Ditko. Peter Parker passa per l’Empire State University e si imbatte in una manifestazione studentesca; gli studenti cercano di coinvolgerlo, lui chiede per cosa stiano protestando e la risposta prende immediatamente la strada della gag, con il riferimento alle lezioni saltate e alla possibilità di finire fotografati su Newsweek. Peter non sembra avere nessuna intenzione di approfondire la questione e preferisce allontanarsi.

La scena occupa poche vignette e appartiene a una storia che parla d’altro, ma resta nella memoria della serie anche per la discussione che suscita nella posta dei lettori: uno studente della George Washington University e membro della Students for a Democratic Society contesta il modo in cui sono stati rappresentati i manifestanti e Stan Lee risponde sostenendo che la sequenza è stata pensata semplicemente come una battuta d’intrattenimento.
È una scena che va letta anche tenendo conto di Ditko, senza però trasformarla in una dimostrazione matematica delle sue idee politiche. Negli ultimi anni della sua collaborazione con Stan Lee le sue posizioni diventano sempre più riconoscibili, il suo interesse per Ayn Rand e per l’oggettivismo è esplicito e il Peter Parker che guarda con sufficienza gli studenti dell’Empire State University si presta abbastanza bene a quella lettura: la filosofia di Rand mette al centro l’individuo, la ragione e l’interesse personale, rifiutando l’idea che la collettività possa avere diritti superiori a quelli del singolo. Ditko ne fa proprie alcune idee, che porta anche nel modo in cui costruisce i suoi personaggi e le loro scelte, ma la serie è scritta anche da Lee, e la scena viene liquidata dalla redazione come una battuta, magari venuta male.


Nel gennaio del 1969, quasi tre anni dopo, in The Amazing Spider-Man #68, “Crisis on Campus!”, Peter torna all’Empire State University e trova di nuovo gli studenti in agitazione, ma questa volta la situazione è più concreta: fra i manifestanti c’è anche Randy Robertson, il figlio di Joe, caporedattore del Daily Bugle, e gli studenti protestano contro una decisione dell’università; Kingpin approfitta della confusione per rubare una tavoletta di argilla e quando Spider-Man interviene per fermarlo è costretto a lasciarlo scappare per salvare Randy. La polizia arresta gli studenti, considerandoli complici del furto, e Peter si schiera dalla loro parte. A un certo punto dice: 

“My sympathies are all with the kids down there”.

Il confronto con il #38 viene quasi naturale, anche perché fra le due storie ci sono soltanto tre anni. Nel 1966 Peter guarda gli studenti manifestare con una certa sufficienza; nel 1969 si trova davanti un gruppo di ragazzi che occupa l’università e, pur senza trasformarsi in un militante, riconosce che hanno delle ragioni per farlo.


Proprio in quegli anni il razzismo entra direttamente nella serie, e lo fa attraverso Sam Bullit, il candidato alla carica di procuratore distrettuale di New York che compare in The Amazing Spider-Man #91-92.

Bullit costruisce la propria campagna sulla lotta alla criminalità e sulla necessità di ristabilire l’ordine, riceve l’appoggio del Daily Bugle e di J. Jonah Jameson e convince ad aderire perfino Gwen Stacy, la prima storica fidanzata di Peter Parker, convinta che Spider-Man sia responsabile della morte di suo padre. Joe Robertson comincia però a indagare sul suo conto e scopre che dietro il candidato ci sono rapporti con organizzazioni razziste e una politica molto meno rispettabile di quella che appare nei suoi comizi. Bullit fa pestare Peter dai suoi uomini, poi fa rapire Robertson; Spider-Man e l’Uomo Ghiaccio degli X-Men intervengono e la faccenda finisce con l’arresto del candidato, che viene descritto come un politico corrotto con “inclinazioni naziste”. Bullit è proprio un politico prima di essere un supercriminale: parla di ordine pubblico e sicurezza, ha una campagna elettorale e trova sostenitori, mentre il suo razzismo resta inizialmente dietro le quinte. Quando Robertson mette insieme le informazioni, Peter e gli altri si trovano davanti a qualcosa di diverso dal classico criminale in costume: il razzismo è diventato parte di una strategia politica, usato per costruire consenso.


Negli anni Ottanta arrivano invece personaggi nei quali il riferimento è ancora più esplicito: Franz Kraus compare in The Amazing Spider-Man #301-303, nel 1988, ed è un neo-nazista che vuole costruire negli Stati Uniti un nuovo ordine ispirato al Terzo Reich, fino a parlare esplicitamente di un “Fifth Reich”. Spider-Man viene coinvolto nella vicenda insieme a Silver Sable e l’Uomo Sabbia.


Nel 1989, in Web of Spider-Man #56-57, Eddie Cross guida un gruppo di skinhead suprematisti che organizza una manifestazione all’Empire State University contro l’apertura di un centro di studi afroamericani. Cross ha una svastica tatuata sul volto, i suoi uomini entrano in scena con una croce incendiata e Spider-Man si trova in mezzo alla manifestazione. Il personaggio viene poi trasformato nel supercriminale Skinhead e la storia prosegue sul terreno abituale del fumetto di supereroi, ma la premessa resta quella di una manifestazione suprematista bianca contro un centro dedicato alla storia e alla cultura afroamericana.


L’anno successivo Spider-Man si trova addirittura a combattere i neonazisti insieme al Punitore, in The Punisher War Journal #14-15. Eric Hartmann e i suoi uomini prendono di mira il Daily Bugle e arrivano a prendere ostaggi, fra cui Mary Jane; Peter Parker e Frank Castle si ritrovano così a collaborare contro un gruppo che, in questo caso, non ha bisogno di essere interpretato perché il fumetto lo presenta apertamente come neonazista.


Nel frattempo, fuori dalla testata di Spider-Man, il tema delle proteste universitarie continua a tornare nella Marvel. Nel 1981 Roger Stern scrive Doctor Strange #47, “The Grand Illusion!”, disegnato da Gene Colan: Strange arriva alla Norcross University, un’università conservatrice rimasta sostanzialmente estranea alle contestazioni degli anni Sessanta, proprio mentre nel campus è in corso una protesta studentesca. All’inizio sembra che il problema siano gli studenti agitati, poi si scopre che una forza magica li sta manipolando; una volta liberati, però, gli studenti decidono comunque di organizzarsi e formare un sindacato studentesco, con una serie di richieste da presentare all’università. È una deviazione rispetto a Spider-Man, ma riprende una situazione che la Marvel aveva già raccontato in maniera diversa quindici anni prima.


Con Miles Morales il tipo di nemico cambia ancora. Nel primo ciclo di Miles Morales: Spider-Man scritto da Saladin Ahmed, Miles affronta Snatcher, un uomo che rapisce bambini per sottoporli al controllo mentale e trasformarli in una sorta di esercito. Le sue vittime vengono scelte fra quelle che lui considera indesiderabili, in particolare bambini di famiglie immigrate e persone che vivono ai margini; quando Miles gli chiede conto di quello che sta facendo, Snatcher parla di “scum”, di gente che vive per strada e di persone che ignorano i confini, trasformando il proprio razzismo e la propria xenofobia nella giustificazione dei rapimenti. La storia esce nel 2019, quando il tema dei bambini immigrati detenuti e della separazione delle famiglie al confine degli Stati Uniti è ormai entrato pesantemente nel dibattito politico americano.


Messe in fila, queste storie raccontano anche i decenni in cui vengono scritte: dalla sufficienza di Ditko verso gli studenti fino alla xenofobia contemporanea di Snatcher – ed è anche la storia di un personaggio che nasce come ragazzo qualsiasi, preso in giro e con una scarsa reputazione sociale, per restare poi per decenni il vigilante che le istituzioni non ringraziano mai abbastanza.
Per questo la situazione di Minneapolis ha una coda quasi da vecchio numero di Amazing Spider-Man.
Non so se William Nicholas Love conosca The Amazing Spider-Man #38, la storia di Sam Bullit, o quella del 1989 in cui Spider-Man affronta un gruppo di skinhead suprematisti all’Empire State University, ma il costume che ha addosso si porta dietro tutto questo – e Peter Parker, probabilmente, avrebbe trovato la situazione fin troppo familiare.


Bibliografia minima

• The Amazing Spider-Man #38, “Just a Guy Named Joe”: Marvel Omnibus #154, Amazing Spider-Man Classic 1 (Panini Comics, giugno 2022).
• The Amazing Spider-Man #68, “Crisis on Campus!”: Marvel Artist Edition #12, Amazing Spider-Man di John Romita Sr. (Panini Comics, luglio 2026).
• The Amazing Spider-Man #91-92 (Sam Bullit): Marvel Omnibus #209, Amazing Spider-Man Classic 3 (Panini Comics, luglio 2024).
• The Amazing Spider-Man #301-303 (Franz Kraus): Marvel Omnibus #19, The Amazing Spider-Man di Michelinie e McFarlane (Panini Comics, luglio 2012).
• Web of Spider-Man #56-57 (Eddie Cross): L’Uomo Ragno/Spider-Man #109, “A fior di pelle”, e #110, “Carne e sangue” (Star Comics, dicembre 1992).
• The Punisher War Journal #14-15: The Punisher War Journal #14-15: Il Punitore #19, “Prima pagina” (Star Comics, gennaio 1991).
• Doctor Strange #47, “The Grand Illusion!”: Marvel Masterworks #203, Doctor Strange, vol. 9 (Panini Comics, aprile 2026).
Miles Morales: Spider-Man #3 (Snatcher): Marvel Collection #395, Miles Morales: Spider-Man, vol. 1: Straight Out of Brooklyn (Panini Comics, aprile 2022).


Foto
Claudio Calia
I fumetti sono la mia ossessione. Farli (spesso proprio con BeccoGiallo), leggerli, raccontarli. In redazione mi occupo complessivamente delle “cose web”.

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Immagine di copertina: Claudio Calia
Le immagini riprodotte in questo articolo sono © Marvel Comics

BeccoGiallo
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